Scritto da & Categoria Rimini.

museo-della-citta1Inaugurato nell ’81 negli spazi dell’ex ospedale cittadino, a sua volta ospitato nel settecentesco collegio dei Gesuiti, costruito su progetto dell’architetto bolognese Alfonso Torreggiani, il Museo della Città di Rimini documenta le radici culturali e figurative più profonde di una città che ha attraversato oltre due millenni di storia, osservate attraverso la lente di ingrandimento di una indagine che passa in rassegna piccole e grandi opere artistiche di questa terra così poliedrica e sfaccettata.

La prima collezione resa fruibile al pubblico fu il Lapidario romano allestito nel cortile-giardino interno, dove si conservano un centinaio circa di iscrizioni su pietra risalenti al periodo che va dal I° secolo a.C. al IV° secolo d.C.

La Pinacoteca vera e propria si sviluppa al primo e secondo piano, in un excursus temporale che parte dall’XI° fino al XX° secolo, per un totale di 36 sale e circa 800 opere, di origine in gran parte locale, reperite da donazioni, scavi archeologici, soppressioni napoleoniche, talvolta frutto di acquisti.
In questa sezione sono esposti importanti capolavori della scuola riminese del ‘300, lo splendido Giudizio universale di Benedetto Coda proveniente dal Convento di San Francesco, insieme ad altre opere rinascimentali, e splendide tele secentesche di Cagnacci, Centino e Guercino.

Spicca per qualità a valore la sezione archeologica che, inaugurata nel 2010 e collocata nelle sale sotterranee del museo, districa le complesse e articolate coordinate storico-culturali che si dipanarono dalla preistoria fino al periodo tardoantico, abbracciando in un solo sguardo la feconda e ricca fase vissuta sotto l’Impero Romano, brutalmente interrotta dalle orde barbariche.
Di grande interesse soprattutto la ricostruzione dettagliata della taberna medica del chirurgo Eutyches, proprietario della celebre Domus del Chirurgo, i cui resti sono visitabili nell’adiacente sito archeologico. In questa sede si conservano gli strumenti chirurgici di Eutyches, attualmente il più completo corredo di attrezzi operatori di epoca romana giunti fino a noi.

Infine il primo piano è dedicato alle illustrazioni di René Gruau, artista riminese di grande successo che seppe raccogliere incredibili apprezzamenti su entrambe le sponde dell’Atlantico; e agli schizzi originali di Fellini, raccolti nei due volumi di un diario sul quale il maestro riversò il frutto della sua fervida immaginazione onirica dal 1960 al 1990, chiamati per l’appunto Libro dei Sogni.