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aeroporto-rimini1“Il temuto pesce d’aprile si trasformerà in un pesce d’aprile volante”, così ha chiosato ironico il sindaco Gnassi alla cerimonia di inaugurazione dell’Aeroporto Federico Fellini di Miramare, ma questa volta non era uno scherzo.
Sulla pista di atterraggio i primi raggi di sole primaverili sembravano voler stemperare gli animi e mettere la parola fine alle polemiche, i ricorsi e i conflitti che hanno preceduto la travagliata riapertura, mercoledì 1° aprile, dell’aeroporto internazionale, dopo cinque turbolenti, interminabili mesi di chiusura.
Un provvisorio sospiro di sollievo per l’intera regione, che tra ripetute, umilianti assicurazioni e smentite, dalla ritardata ripartenza del Fellini ha ricavato un ingente danno di immagine oltre che di indotto. Certamente il sospiro lo hanno tirato Laura Fincato e Leonardo Corbucci, rispettivamente presidente e amministratore delegato di AiRiminum, la società subentrata nella gestione dello scalo dopo il fallimento di Aeradria.
I due menager per un momento hanno stemperato le tensioni in un abbraccio liberatorio lungamente atteso, dopo le continue proroghe alla riapertura, che hanno regalato all’aeroporto Raffaello Sanzio di Ancona un incremento del traffico passeggeri pari a circa 30.000 unità. Insieme a loro, sulla terrazza affacciata sulla pista, in trepida attesa che il primo volo russo terminasse la sua corsa, il sindaco e presidente della provincia Andrea Gnassi, il prefetto Claudio Palomba e il direttore centrale Attivita’ Aeronautiche Fabio Nicolai.
Ad inaugurare il nuovo corso i primi 80 passeggeri russi, sbarcati in perfetto orario alle ore 16 da un Boeing 737 della Transaero proveniente da Mosca, ed altri 72, pronti ad imbarcarsi per fare rientro a casa.

Ma, a dispetto dei toni ottimistici della conferenza stampa, Rimini non è ancora fuori pericolo, i nodi da sciogliere e le ombre sono ancora troppi, ed a tutt’oggi pesa la mancanza di un piano industriale che consenta di spaziare in un organico progetto di riqualificazione.
Per il mese di aprile i voli previsti sono 18 (9 in partenza e 9 in arrivo), due giorni a settimana (mercoledì e sabato), con la compagnia Transaero.
Altre cinque compagnie si aggiungeranno a maggio: Luxair, Air Berlin, Thomas Cook Airlines Belgium e il vettore olandese; per un totale di 1.200 voli previsti per la stagione estiva, ancora troppo pochi. I giochi sono ancora aperti con alcune compagnie russe, che dopo le mancate inaugurazioni prima del 4 poi del 7 marzo si sono appoggiate ad Ancona, e ora chiedono garanzie precise per fare rientro in Romagna.

Eppure a ben vedere sul Fellini gravano scenari ben più inquietanti, e non si tratta solo delle previsioni di traffico insoddisfacenti, delle scaramucce con Ancona o delle potenzialità di un territorio che in fondo tutti, compreso l’ex ministro delle infrastrutture e dei traposrti Maurizio Lupi, riconoscono avere le carte in regola per rientrare nel piano degli aeroporti di interesse nazionale.
Ad inquietare e preoccupare sono soprattutto le diciotto pagine del ricorso presentato al Tar dell’Emilia Romagna da ‘Costituendo Rti’ (formato da “Consorzio per lo sviluppo dell’Aeroporto di Rimini e San Marino” e il “Consorzio Abn a&b network sociale Società Cooperativa Sociale”) per contestare la legittimità della gara d’appalto vinta da AiRiminum e chiederne l’annullamento.

La scorsa settimana, nell’udienza di giovedì 8 aprile, il Tar si è riservato di decidere in merito alle motivazioni del ricorso, che rivelerebbero “una serie di anomalie che hanno rilevanza giuridica, tanto da configurare vizi invalidanti del procedimento e della intera procedura di gara”: la mancanza del Codice identificativo di gara (Cig), ossia il sistema di tracciabilità dei movimenti di denaro “con conseguente esposizione al rischio che si compiano abusi”; l’assenza, tra i requisiti richiesti nel bando, di qualunque esperienza gestionale e “di referenze bancarie idonee in capo all’aggiudicataria AiRiminum”, la quale ad oggi avrebbe versato solo il 25% del capitale richiesto, o meglio 913.750 euro a fronte dei 3.105.000 euro stabiliti; il presunto conflitto di interessi di Laura Fincato, allora consulente esperta presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (che controlla Enac, responsabile dell’appalto) e oggi presidente di AiRiminum, oggetto anche di una interrogazione parlamentare della deputata Giulia Sarti del M5S; e per finire, il disciplinare prevedeva l’obbligo di svolgere un sopralluogo dell’infrastruttura non oltre il 29 giugno 2014, ma l’attestazione di sopralluogo fu consegnata il 14 luglio 2014, oltre i termini stabiliti, ad un soggetto non partecipante alla gara: Riccardo Fabbri, presentatosi per conto della società poi aggiudicataria del bando, capo della segreteria e consigliere politico di Stefano Vitali, presidente delle provincia di Rimini. Questo nonostante la provincia di Rimini fosse socio pubblico maggioritario (33,92%) della fallita Aeradria spa.

A questo punto verrebbe da chiedersi come Airiminum abbia potuto qualificarsi con il massimo del punteggio, quando altre cordate apparentemente più titolate e competenti hanno ottenuto risultati deludenti.

A farsi portavoce di tante perplessità sono, ancora una volta, i parlamentari e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, che in una nota congiunta spiegano: “Per quanto riguarda la “vicenda Fellini” abbiamo denunciato una grave mancanza di trasparenza ormai troppe volte, dalla procedura di assegnazione, su cui ancora oggi non è stata fatta luce ma anche sul “progetto” di rilancio strategico dell’aeroporto.
Il piano industriale, se così si può chiamare un insieme di slide, non ha dato risposte nemmeno quando è stata concessa la licenza. Ora è passato tanto tempo e ancora non ci sono né piano strategico ma soprattutto non ci sono i soldi per sostenere un aeroporto a norma.
Per essere chiari: la tecnica dello slogan serve solo per riempire le pagine dei giornali, ma non per rendere cieco chi veramente lotta per il suo territorio. I tre milioni di passeggeri sono una bufala proprio come lo erano le millanterie di Aeradria. I rapporti con le maestranze sono pessimi ed oggi veniamo anche a sapere che c’è l’intenzione di chiedere contributi alla Regione per il comarketing, la stessa tecnica con cui è stata fatta fallire la precedente gestione.”