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galleriesotteraneecattolicaUna maglia ramificata di antichi cunicoli e gallerie sotterranee si insinua sotto le fondamenta di Cattolica in corrispondenza di via Pascoli, Cattaneo e XX Settembre, una seconda città capovolta e un mistero storico ancora tutto da indagare e risolvere, cui solo recentemente la storiografia ha indirizzato i suoi sforzi, iniziando lentamente a scandagliare reperti e documenti.

E subito riaffiorano nella memoria le fantasie mitiche di un collegamento che dalle profondità ipogee doveva unire la rocca malatestiana al castello di Gradara o (perché no?) a Valbruna, l'”Atlantide adriatica” , la “città profondata” nelle acque di Cattolica di cui tra XIV° e XV° secolo, parlò un anonimo commentatore della Divina Commedia.

Un tema, quello delle reti urbane sotterranee, per la verità di stringente interesse ed attualità in questi ultimissimi anni, che ha conosciuto sviluppi significativi con gli studi sulla realtà sotterranea, peraltro ampiamente diffusa nel territorio, di Santarcangelo, Mondaino e Gradara.
Risalenti presumibilmente all’epoca post-medievale, le grotte di Cattolica furono probabilmente impiantate nella seconda metà del 1500.
Le indagini archelogiche sembrano attestarne la funzione di cantine o celle vinifere, coerentemente, del resto, con un’antica tradizione di osterie, alberghi con stallatici e una importante posta cavalli riscontrabili fin dall’ultimo scorcio del XVI° secolo, tanto che già dalla seconda metà del ‘500 l’attività alberghiera comincia a configurarsi come caratteristica peculiare di questo borgo.
Eppure a ben vedere, la complessità e la grande valenza architettonica di taluni ambienti (in primis per quanto riguarda in particolar modo la galleria Paparoni), sproporzionati per l’uso di cantina e di immagazinamento, la disposizione e le dimensioni interne scarsamente funzionali, l’articolato percorso simbolico, come la ricorrenza della figura ottagonale, del numero 8, della lettera greca ‘tau’ e altri elementi, strutturali come decorativi, rendono verosimile un impiego per riti esoterici ad uso e consumo di qualche setta od ordine religioso.
Particolarmente interessante, inoltre, l’eterogeneità costruttiva che si riscontra in tecniche e materiali sempre diversi e le specificità assai spinte presenti in ogni singola grotta.

Un patrimonio monumentale, quello cattolichino, ingiustamente sconosciuto e bistrattato, che l’amministrazione comunale sta opportunamente progettando di riqualificare e promuovere agli onori di attrazione turistica accessibile al pubblico.
La giunta, forte di un fondo investimenti di 60mila euro, sta infatti muovendo i primi incontri con residenti e titolari di attività economiche, indispensabili per garantire l’ingresso alle grotte, i cui varchi si trovano in proprietà private.
Un’operazione che non solo contribuirebbe alla riqualificazione di via Pascoli e di quelle adiacenti ma favorirebbe un rilancio di immagine oltre le stanche consuetudini di un turismo prevalentemente orientato alla stagione balneare, verso un’offerta più marcatamente culturale.
Non ci resta che attendere fiduciosi, confidando nell’intraprendenza e nelle capacità organizzative ed amministrative della giunta comunale.