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Un sogno lungo 60 anni, una aspirazione nata fin dal secondo dopoguerra con le manifestazioni e le esposizioni alberghiere organizzate nelle stanze del Grand Hotel di Rimini, all’epoca considerato una delle più prestigiose strutture alberghiere della riviera, e reso celebre dal genio lirico di Federico Fellini.

Fin da subito tali eventi furono inaugurati sotto il segno di un grande favore di pubblico e di una forte domanda orientata al turismo congressuale. Successo che rese desiderabile e fattibile la nascita di un apposito quartiere fieristico.
Tale desiderio partì in primis dagli stessi imprenditori alberghieri, che fin da subito videro nel progetto un ottimo strumento per degestionalizzare il settore turistico.
Il quartiere fieristisco si dimostrò immediatamente una carta vincente, in grado di far assurgere la città di Rimini al ruolo di importante interlocutore internazionale sul versante fieristico e congressuale. Una doppia corsia che in breve mostrò di possedere un indice di crescita a stento gestibile nei ristretti ambienti dei padiglioni di Via della Fiera.

Fu così che nel ’95 si decise di delocalizzare il comparto fieristico in un nuovo quartiere situato a Rimini nord, in prossimità del casello autostradale, una zona caratterizzata da ampie aree verdi, non ancora campagna e non esattamente città, sebbene facilmente raggiungibile e ben collegata sia al centro cittadino che ai principali snodi nazionali ed internazionali, grazie alla vicinanza di autostrada e Via Emilia; alla stazione ferroviaria interna, sulla linea Milano-Bari, con un accesso diretto agli ambienti della fiera che rappresenta un unicum assoluto nel panorama fieristico mondiale; al servizio bus navetta per gli aeroporti di Rimini, Bologna e Milano e all’elisuperficie con servizio, su prenotazione, di elitaxi.
Il progetto di Rimini Fiera fu affidato allo Studio Gerkan, Marg und Partner di Amburgo, noto per progetti urbanistici a grande scala in ogni parte di mondo (Luchao, Berlino, Stoccarda, Amburgo, Francoforte, Pechino, Shangai, Dubai…). Il centro venne realizzato e reso funzionante già nel 2001 (ed ultimato definitivamente nel 2006), dopo poco più di quattro anni. Impresa ciclopica se pensiamo che non si trattò semplicemente di rendere fruibile il primo lotto portato a compimento, ma assieme ad esso anche un poderoso corpo di opere collaterali, tra cui viabilità, parcheggi, arredi, aree verdi, segnaletiche.
Non solo: si misero in atto tecniche assolutamente innovative e semisconosciute in Italia, sul filo dei più avanzati modelli tedeschi, che resero possibile aggregare i padiglioni in base alle esigenze delle singole manifestazioni, così come di ospitare contemporaneamente più manifestazioni. Il complesso si distribuisce su una superficie totale di 460.000 mq; in tutto si contano 22 padiglioni, di cui 4 doppi e 8 che fingono da collegamento; sono presenti tre diversi ingressi, tre bistro self-service, un ristorante VIP, un ristorante a-la-carte ed un ristorante free-flown; una ventina di sale congressi modulabili, di cui una da 700 ed una da 200 posti; 160.000 mq di spazi verdi; 10.600 posti auto… L’equivalente insomma di un piccolo insediamento urbano.

Rimini Fiera inoltre, si è sempre distinta per una grande sensibilità ambientale ed ecologica, non solo per via dello spessore e dell’elevato peso specifico di importanti fiere di caratura internazionale dedicate alle energie rinnovabili, che da circa due decenni rappresentano il fiore all’occhiello del suo calendario eventi, ma anche per le risorse e l’impegno profusi affinché questa struttura fosse il primo quartiere fieristico  energeticamente autosufficiente, grazie al più grande impianto fotovoltaico d’Italia e al primo impianto fotovoltaico in “grid parity” (il punto in cui l’energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili eguaglia lo stesso prezzo dell’energia ottenuta da fonti fossili).

Alla luce di un simile apparato tecnologico ed organizzativo, capace di ospitare 41 importantissime fiere (tra annuali e biennali) con importanti ricadute economiche sull’intera filiera produttiva e luogo privilegiato di incontro tra domanda e offerta, tra investitori, sturtap e imprese, appare quindi facilmente comprensibile il successo che ha premiato questo complesso con fatturati che possono superare abbondantemente i 70 milioni di euro, una crescita annua che oltrepassa il 10% e cospiscui dividendi agli azionisti (tra cui figurano Comune, ex-Provincia, Regione e Camera di Commercio).

Rimini Fiera è una realtà che opera ai massimi livelli rispetto al contesto fieristico mondiale, ma non cessa di puntare verso orizzonti sempre più ambiziosi e cosmopoliti.
L’ultima grande novità targata 2016, reca inciso il nome di Italian Exhibition Group Spa, nuova società fieristica e primo polo fieristico italiano, nato dalla fusione di Rimini Fiera e Fiera Vicenza. I presidenti Lorenzo Cagnotto e Matteo Marzotto non indugiano in divagazioni, all’ordine del giorno vi sono due obiettivi strategici di grande rilievo e straordinaria importanza: la quotazione in Borsa entro la primavera del 2018, possibilmente aggregando altre realtà fieristiche altrettanto solide e stabili; ed entrare tra le prime dieci o dodici realtà similari che operano in Europa, conquistando nuove fette di mercato in Cina, India e Sudamerica.