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Un’Europa sempre più matrigna e malevola quella che, pezzo dopo pezzo, denigra e svaluta con leggi scriteriate e penalizzanti le eccellenze del Made in Italy, cercando di sottrarre ad una economia già sofferente persino i settori più vitali e robusti.
Ed il settore vitivinicolo è per l’appunto un settore che ha alle spalle un patrimonio enoico vastissimo; un settore che, a dispetto della crisi, continua a macinare numeri record, con una crescita che, in assoluta controtendenza, non si ferma nemmeno nei momenti più bui e drammatici di una crisi epocale. Almeno stando ai dati della stessa Commissione Europea, che hanno incoronato l’Italia primo produttore mondiale di vino, con una produzione che si attesta ai 46,6 milioni di ettolitri per l’anno 2015; un quarto dell’intera produzione europea.

L’ultimo colpo di coda della UE, giunge dal processo di revisione delle norme che disciplinano l’etichettatura dei vini, contenute nel regolamento CE n.607/2009. La Direzione generale Agri ha infatti avanzato la proposta di liberalizzare il nome dei vitigni.
Ciò significa che denominazioni come “Sangiovese”, “Primitivo”, “Barbera”, “Barolo” e via dicendo, non saranno più vincolate al territorio di origine ma alla tipologia di vitigno, ossia: ogni vino prodotto con vitigno di Barolo, in Lituania o in qualsiasi altro paese membro, come ha giustamente osservato il parlamentare europeo Alberto Cirio, sarà autorizzato a portare in etichetta la denominazione “Barolo”, svuotando di significato i marchi Dop e IGP, nati per certificare la provenienza territoriale.
Sarebbe un durissimo colpo per l’immagine del Made in Italy, e darebbe il via libera all’imitazione di prodotti da sempre apprezzati per qualità e connessione al territorio, prodotti che oltretutto hannno stimolato un vivace turismo enogastronomico.

La reazione delle autorità italiane non si è fatta attendere, ad esse il Commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan ha risposto rassicurando circa la volontà di non “pervenire a modifiche che penalizzino l’attuale modello del sistema vitivinicolo italiano di qualità”, ma i giochi sono ancora tutti da fare e nessuno può escludere che una simile modifica diventi atto esecutivo di un regolamento comunitario di immediata attuazione in tutta l’Unione europea.
Che ci tocchi bere Sangiovese lituano?