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romagnaMentre economisti, statistiche ed analisi economiche continuano a domandarsi le ragioni di una crisi che mette a dura prova la salute e le tasche degli italiani, la Romagna non sta a guardare.
Gelosa di un primato turistico che negli ultimi decenni ha via via definito l’identità di un territorio vocato all’accoglienza, avverte sempre più impellente l’urgenza di nuove idee e di un rilancio che non si misuri unicamente sulla tagliola di una guerra all’ultimo prezzo, tra operatori presi per la gola dalla contrazione delle presenze.

Alla luce di stagioni balneari sempre più brevi e di un deciso calo dell’indotto dal settore turistico, occorre superare una formula commerciale ormai stanca, basata unicamente sulla fascia costiera e sulla proposta balneare, incapace di diversificare l’offerta e di fare sistema.
Per troppo tempo costa ed entroterra non si sono dimostrati capaci di fare rete, di produrre una politica lungimirante e una sinergia di forze coordinate, dove fascia costiera e piccoli borghi dell’hinterland siano parte integrante di un unico territorio, caratterizzato da tante specificità ed eccellenze.
Sagre e manifestazioni che animano le colline e le vallate, alle spalle delle più rinomate località turistiche, diventano strumenti fondamentali di una strategia di marketing che parta non più dalle filiere di prodotti, ma dalle filiere di territori.

In questa medesima prospettiva rientra la proposta del sindaco di Rimini Andrea Gnassi. Dietro lo slogan “Rimining”, un noelogismo di nuovissima fondazione, si aprono nuovi e promettenti scenari. Un progetto di rifondazione che intende recuperare gli antichi splendori, il sogno di una regione che non rinnega le sue radici ma non si preoccupa di percorrere nuove strade.
Prima di essere città, provincia e stazione turistica, il comprensorio riminese rappresenta un sogno, uno stile di vita. Lo ribadisce con orgoglio il primo cittadino riminese: “Quando dici Rimini la gente sorride! Non c’è un perché. Rimini è un desiderio, Rimini è un’emozione, Rimini è un luogo dell’immaginario. E rimining traduce alla perfezione lo stile di vita che gli abitanti e gli ospiti trovano in città”.

Non basta dunque creare eventi lasciati all’iniziativa dei singoli, dobbiamo tornare a vendere emozioni, e per far questo è essenziale un piano industriale fatto di innovazione, ricerca e commercializzazione. Tanti gli assi nella manica da giocare: occorre incidere sull’incognita dei tempi di percorrenza negli spostamenti, consolidando l’alta velocità che ci collega alle più importanti città del nord (Bologna, Milano, Firenze, Venezia); riaprire al più presto il traffico aereoportuale del Federico Fellini; intercettare i flussi turistici diretti all’Expò, compresi quelli provenienti da paesi emergenti come Russia e Cina, con eventi di grande risonanza, da Al Meni alla Notte Rosa, e qualificare un percorso che attraverso la Via Emilia ci colleghi a Milano con la cucina, i prodotti igp e la motor valley.
Non ultimo è necessario valorizzare il patrimonio storico e culturale attraverso progetti come ‘Le Terre di Piero della Francesca”, un percorso interregionale, già presentato al World Trade Market di Londra, che tocca i maggiori centri rinascimentali di quattro regioni.

Una ricetta che oltrepassa i confini di Rimini per abbracciare l’intera Romagna. E se Forlì investe sul marchio di ‘Rotta turistico-culturale’, valorizzando il patrimonio architettonico del ventennio fascista e le grandi mostre nel polo museale di San Domenico; Ravenna ha saputo far tesoro dei suoi monumenti artistici registrando un significativo incremento di stranieri, e Cesena conta di attrarre a sé 5.000 nuovi visitatori nella stagione estiva, con pacchetti rivolti all’arte, alla cultura ed allo shopping.
Un moltiplicarsi di iniziative che guarda con rinnovato interesse alla sempreverde bella stagione, ma che tuttavia pone le basi di un sistema che intende autoalimentarsi mese per mese, 12 mesi all’anno.